Perché il ricondizionamento è la nuova leva strategica per i gestori

La logistica europea sta passando da un modello di acquisto/sostituzione a un approccio incentrato sul ciclo di vita. Con l'aumento dei costi e l'inasprimento delle normative in materia di sostenibilità, gli amministratori delegati vedono ora i rimorchi come un capitale flessibile, non più come beni usa e getta. Abbiamo posto alcune domande chiave ad Arjen Kraaij, CEO di TIP Group: le sue risposte illustrano perché il ricondizionamento è oggi una priorità strategica. 

Visto l'aumento dei costi delle nuove apparecchiature e le richieste di ESG aziendali, perché il ricondizionamento è passato da compito di manutenzione a priorità strategica per i consigli di amministrazione? 

Per molto tempo, il settore ha seguito un ciclo di "acquisto del nuovo e sostituzione" perché era il modo più semplice di gestire il bilancio. Tuttavia la realtà degli ultimi anni, caratterizzata da un'impennata dei prezzi degli asset, da tempi di consegna imprevedibili e da esigenze normative, ha messo in luce la fragilità di questo modello. 

Oggi, quando parlo con i consigli di amministrazione, la conversazione verte su come far convergere la strategia patrimoniale, l'allocazione del capitale e la sostenibilità. Il ricondizionamento consente di prolungare la vita dei beni di altri quattro-otto anni, a un costo esiguo rispetto a quello di un veicolo nuovo. Per un CEO o un CFO, questo significa non limitarsi a reagire al mercato; significa invece ottimizzare l'allocazione del capitale e conservare la capacità produttiva a un costo nettamente inferiore, quindi liberando del capitale. La flotta non è più un rigido centro di costo ma uno strumento strategico, flessibile, ottimizzabile. Si tratta di resilienza, pura e semplice". 

In che modo i ricondizionamenti basati sui dati aiutano i dirigenti a risolvere la tensione percepita tra obiettivi ecologici e buoni margini? 

"La sostenibilità si sta spostando dal report CSR al report di bilancio annuale, influenzando il modo in cui le aziende sono valutate e considerate, e questo fa molta differenza. Con il CSRD, la trasparenza non è più un optional. Ora abbiamo dati che provano che il ricondizionamento di un rimorchio può ridurre nettamente l'impronta di carbonio rispetto alla produzione di un rimorchio nuovo, soprattutto perché evita la produzione ad alta intensità energetica di acciaio e alluminio. 

Nelle nostre recenti collaborazioni, come i programmi di ristrutturazione con DSV e P&O Ferrymasters, abbiamo visto che le decisioni basate sui dati sono l'unico modo per conciliare la svolta ecologica con il mantenimento dei margini. Quando un team di acquisti legge i numeri concreti, in particolare le tonnellate di CO2 risparmiate e l'impatto sul costo totale di proprietà, il ricondizionamento smette di essere un "esperimento verde" e diventa la scelta più logica. Questo vale sia dal punto di vista finanziario che in termini di CSR. I dati sono il ponte che ci permette di soddisfare queste crescenti aspettative senza compromettere il vantaggio competitivo del cliente".

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La gestione circolare della flotta richiede un ecosistema di collaborazione. Mentre TIP espande i suoi "Centri di Eccellenza", come state evolvendo la vostra forza lavoro e le vostre partnership per trasformare il ricondizionamento in un nuovo standard del settore? 

"Nessuno raggiunge la circolarità da solo. Per creare uno standard in tutta Europa, serve un ecosistema in cui i fornitori e i prestatori di servizi siano tutti allineati riguardo al prolungamento del ciclo di vita utile. Stiamo investendo nei nostri Centri di Eccellenza dedicati e stiamo facendo crescere questa rete grazie a mosse strategiche, come l'acquisizione nel 2024 di Trailer Auto Group nel Regno Unito. Abbiamo bisogno di ambienti controllati in cui l'obiettivo principale è un ricondizionamento di alta qualità".  

Guardando al 2030, in che modo i leader delle flotte possono passare da una mentalità transazionale "usa e getta" a un modello di ciclo di vita basato sulla partnership? 

Entro il 2030, la mentalità "usa e getta" sarà un'eccezione. La pressione esercitata dalle autorità, dal mercato e dal pianeta renderà il modello circolare l'unica via percorribile per crescere o per rimanere competitivi. I veri vincitori saranno coloro che non vedranno più la propria flotta come una passività, ma come una risorsa strategica per la crescita. 

Il mio consiglio ai gestori delle flotte è di considerare la "seconda vita" dei rimorchi come una fase pianificata, non come un ripiego o un'emergenza. Iniziate a standardizzare il vostro quadro di riferimento: assicuratevi che i vostri beni siano mantenuti a un livello tale da renderli 'pronti per il ricondizionamento'. Noi di TIP stiamo rimuovendo attivamente le barriere che impediscono di far crescere questo processo in modo unificato e senza confini nazionali, in modo da aiutare i clienti a gestire i propri asset con la stessa facilità a Madrid o ad Oslo. Quando si gestisce l'intero ciclo di vita, non si risparmiano solo i costi: si crea un business più resiliente, che sa adattarsi all'evoluzione continua del nostro settore."